SIVAG - La crisi spinge i fallimenti boom dei beni finiti all' asta

La crisi spinge i fallimenti boom dei beni finiti all’ asta


14 settembre 2008 — pagina 7 sezione: MILANO
Tempi difficili per le famiglie, con le stangate sui prezzi pronte a colpire. E periodo nero anche per le società che faticano a far quadrare i conti e, sempre di più, alzano bandiera bianca. Il risultato sono i 396 fallimenti già dichiarati quest’ anno al Tribunale, il 90 per cento dei 452 totali dell’ anno scorso. E siamo a settembre. I dati parlano di un aumento del 30 per cento dei beni che arrivano all’ Istituto vendite giudiziarie del Tribunale (Sivag) per essere battuti all’ asta. Segno che il carovita pesa come un macigno sui bilanci di piccole e medie aziende, dal cui fallimento proviene gran parte della merce che finisce al miglior offerente. Perché se un’ azienda va a rotoli, allora i beni vengono sequestrati su disposizione dell’ autorità giudiziaria – come succede per pignoramenti, sequestri e corpi di reato – e al termine dell’ iter, che dura in media due o tre anni, vengono venduti per liquidare, in tutto o in parte, i creditori. Alla Sivag di Segrate tre volte a settimana c’ è un’ asta aperta al pubblico dove si può trovare di tutto: mobili moderni o d’ antiquariato, arredamenti e apparecchi per l’ ufficio, macchinari industriali e attrezzature, televisori e impianti stereo, quadri, tappeti, auto, gioielli, capi di abbigliamento e pellicce. Merce sequestrata in procedimenti penali, in alcuni casi. Ma, sempre più spesso, ciò che resta di un investimento finito male. E beni più corposi e di valore rispetto al passato. Dopo che il correttivo dell’ anno scorso alla riforma fallimentare ha eliminato di fatto quelli con cifre più basse, alzando le soglie di fallibilità. Soglie più alte, dunque, e fallimenti in forte ripresa comunque. Con i curatori – in genere avvocati, commercialisti, ragionieri – che ricorrono sempre meno a trattative private, privilegiando viceversa le aste pubbliche. «Hanno la garanzia che la pratica si svolga in modo trasparente e competitivo – spiega Albino Bertoletti, amministratore della Sivag – e tra l’ altro conviene anche perché riusciamo a recuperare più soldi dei privati». Non solo: «Il Sivag garantisce di svuotare i locali nel più breve tempo possibile – spiegano dal Tribunale – per questo i curatori la scelgono sempre più spesso, perché risolvono velocemente molte pratiche e li alleggeriscono di un peso». Le aste pubbliche sono le più varie. Domattina, alle civiche depositerie di via Gregorovius ad esempio, è il turno di 500 strumenti musicali. A fine mese in palio ci sono moto e bici d’ epoca. Tra le chicche, forse entro fine anno, c’ è anche un jet russo trimotore fermo a Linate da qualche anno in attesa di essere sbloccato da un giudice. E anche perle di pregio inestimabile. «A metà ottobre si venderà al miglior offerente un lotto di quasi 600 quadri tra cui un paio di De Chirico – anticipa Bertoletti – dipinti che appartenevano a un usuraio condannato. Serviranno quattro o cinque tornate per smaltirli». Due milioni e 500mila euro di valore stimato. E la dinamica per aggiudicarseli è quella classica: offerta a voce o per alzata di mano e martelletto picchiato sul tavolo se, dopo un doppio annuncio del prezzo raggiunto, nessuno alza la posta. – ILARIA CARRA

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