SIVAG - A caccia di arte nelle aste giudiziarie

SIVAG – A caccia di arte nelle aste giudiziarie


«Visti e piaciuti, nello stato di fatto e di diritto in cui si trovano» (art. 534 e successivi del c.p.c.): così anche le opere d’arte nelle aste giudiziarie devono essere comprate, poiché non vi è alcuna garanzia sulla loro funzionalità, leggi autenticità, o possibilità di recesso da parte dell’acquirente insoddisfatto.
Le offerte in aste giudiziarie di opere d’arte non sono frequenti, molto di più quelle di mobili o oggetti d’arte, ma nei prossimi giorni, il 28 settembre e il 5 ottobre, presso la sala vendite della Sivag (in Redencesio di Segrate, via Milano 10) saranno offerti diversi quadri antichi e del primo Novecento. Premesso che in asta giudiziaria vengono venduti beni sequestrati su disposizione dell’autorità giudiziaria, frutto di pignoramenti, sequestri, fallimenti, corpi di reato, vi si può trovare di tutto. Nell’elenco, visionabili anche on line (www.sivag.com), diverse le presunte opere d’arte: «Vita silente con mele e uva» di Giorgio de Chirico, tela non firmata nè datata, ma con dichiarazione di autenticità rilasciata da Paolo Picozza, presidente della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, stima dell’opera 70-75mila euro, base d’asta 28mila.
L’opera ha tutte le carte in regola? «Autenticità, buono stato di conservazione e buona provenienza sono le prime voci che compongono la stima di un’opera – spiega Pietro De Bernardi, amministratore delegato di Pandolfini casa d’aste, che ha appena aperto i suoi uffici a Milano – e difficilmente le opere di un’asta giudiziaria le contengono tutte». Lo stesso de Chirico, morto novantenne nel 1978, negli ultimi anni autenticava con generosità le opere della sua vastissima produzione. Tant’è che la vulgata vuole – come racconta Luisa Spagnoli nel libro «Lunga vita di Giorgio de Chirico» – che i suoi quadri si dividono in quattro categorie: autentici, quasi autentici, falsi e quasi falsi. Difficile orientarsi se a digiuno di arte, ma quando si acquista un quadro per gli autori moderni e contemporanei vengono in aiuto i cataloghi ragionati, le fondazioni e gli archivi, ma per l’antico ci vuole occhio e studio. Sebbene i consulenti tecnici d’ufficio esperti d’arte del Tribunale facciano del loro meglio, spesso hanno a che fare con opere d’incerta attribuzione e provenienza sulle quali sarebbero necessari lunghi studi e invece c’è fretta di vendere per rispondere ai creditori.
Nella lista di opere nelle prossime aste lombarde ci sono anche due tele attribuite a Giovanni Paolo Panini (1691-1765) con expertise di Ferdinando Arisi, a partire da 8mila e 12mila euro, e un Peter Van Den Velde da 3.200. E fin qui la cronaca. Poi a leggere ancora nel bando si scopre che l’asta del 28 settembre che esita 10 opere per un valore complessivo di base d’asta di 55.120 euro è al suo 4° “esperimento” (termine tecnico per dire seduta) su base ribassata del 60% rispetto al valore minimo riportato nella perizia; e l’asta del 5 ottobre è al 3° esperimento.
Perché? «Si tratta di cose modeste e di attribuzione malcerta, appunto attribuiti a. I valori di stima dei quadri sono bassi ma bassi sono anche i loro effettivi valori» spiega Marco Riccomini, direttore del Dipartimento Old Master Paintings di Christie’s, dopo aver visionato on line le opere. E aggiunge un art advisor. «I quadri moderni o sono di sconosciuti o di figure a rischio come Schifano e De Chirico. Per l’antico le tele in esame non mi sembrano di grande qualità».
Del resto le Sovrintendenze non vengono informate di cosa è offerto in queste aste, al contrario delle aste commerciali E c’è chi favoleggia di un Piero della Francesca passato ad Arezzo.
Tesori nascosti o bufale? «Per mia esperienza non si trova mai niente – spiega Paul Nicholls, perito d’arte per i Carabinieri nonché gallerista di arte antica e dell’800 – è un campo anonimo di cose non documentate e non studiate. Se si voglio comprare i capolavori li si deve cercare lì dove vengono riconosciuti, studiati e valorizzati».


INCANTI DAL TRIBUNALE

Come funzionano e quanto costano

- «Sono aperte al pubblico – spiega Albino Bertoletti, da dieci anni amministratore delegato della Sivag – non ci si registra e l’aggiudicazione avviene a voce o per alzata di mano, il pagamento avviene a conclusione d’asta con documenti alla mano. Al prezzo di aggiudicazione, vanno aggiunti i seguenti diritti e compensi: 9% quale diritto d’asta, salvo diversa indicazione che può oscillare fino al 13% se i beni sono corpo di reato; Iva del 21% sui soli diritti d’asta e tassa di registro nella misura minima del 3%, con un minimo fisso di 171,72 euro per singolo lotto . Se l’asta va deserta si scende di prezzo e al terzo tentativo non si paga la tassa di registro. Solitamente non si riesce mai a vendere al primo esperimento, al secondo c’è un abbattimento del 20% della base d’asta: dal terzo si vende» conclude Bertoletti. Certo i curiosi sono tanti visto che il sito della Sivag (www.sivag.com) riceve 300mila visite al mese e quello dell’associazione asta giudiziarie (www.astagiudiziaria.com) oltre due milioni. (Ma.Pi.)

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