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NUMERI RECORD PER L'ISTITUTO VENDITE GIUDIZIARIE DI FIRENZE/PRATO/PISTOIA (ISVEG)

Tutto esaurito, piazzato fino all’ultimo e poco appetibile borsellino.
E stata un successo la vendita giudiziaria di borse, valige, accessori vari e capi di abbigliamento Gherardini,compiuta nell’ambito del fallimento della vecchia Braccialini (brand che si sta rilanciando sotto la nuova proprietà Graziella
Group). Quasi 15mila pezzi venduti, più di 300mila euro lordi incassati
che andranno a ristorare il credito vantato da dipendenti e piccoli fornitori dell’azienda fallita. Tremila visite, quasi 500 in ciascuno dei sette giorni di “mercato giudiziario” nell’ex fabbrica di Pontassieve, “rivestita a nuovo” per
l’occasione, e un finale con il botto: nell’ultimo giorno di vendite, sabato 7 aprile, le poche decine di borse rimaste sono andate via in 30 secondi. E anche l’asta finale, giovedì sera, con un lotto nel quale erano stati raccolti 900 rimasugli, è stata aggiudicata per 800 euro. I parapioggia griffati erano stati sequestrati a un produttore cinese evasore totale che opera a Prato Novanta euro il costo degli oggetti top, 35 euro la maggior parte, 10 euro i portafogli, «c’è chi è riuscito a comprare a prezzo 100 volte inferiore rispetto al valore dell’oggetto», raccontano gli addetti ai lavori. Il giorno clou è stato il primo, un sabato: quattromila pezzi venduti, quasi 100mila euro incassati, lunghe fila e ressa per accaparrarsi la merce. Tanto da richiedere l’intervento dei carabinieri.
E tanto da sollevare lamentele sull’organizzazione della vendita. Critiche ingenerose, se si valuta come è maturato l’evento. Dichiarata fallita la Braccialini nel febbraio scorso, i curatori del fallimento si sono trovati a dover
ingaggiare una corsa contro il tempo per cercare di vendere i 15mila pezzi del marchio Gherardini: il 13 aprile, infatti scadeva la licenza temporanea concessa a
Braccialini dal proprietario del brand Gherardini, un imprenditore giapponese, che dopo quella data sarebbe tornato in possesso della merce. «La vendita si è svolta
nell’ambito, non di un centro commerciale,ma di un procedimento fallimentare che ha come stella polare quella di massimizzare le entrare in favore dei creditori, evitando lo spreco di risorse finanziare e riducendo al minimo le spese », spiega Fabio Talente, coordinatore generale dell’Istituto vendite giudiziarie (Isveg) di Firenze, Prato e Pistoia che ha curato l’operazione per conto della procedura
fallimentare. «Chiediamo scusa dei disagi e ringraziamo chi pazientemente ha atteso ore per comprare un portafoglio, un foulard o un paio di scarpe, cogliendo
lo spirito dell’iniziativa: portarsi a casa un oggetto di lusso ma, al tempo stesso, contribuendo al ristoro di tanti creditori il cui lavoro e la cui fornitura viene così finalmente remunerata». Sempre giovedì sera si è chiusa
in modo spettacolare un’altra asta giudiziaria curata dall’Isveg e svolta sul canale online. Sette partecipanti, 184 offerte in poche ore per veder aggiudicati 869mila ombrelli a marchio Grimaldi sequestrati dalla procura di Firenze ad
un produttore cinese evasore totale che operava a Prato. Base 400mila euro, dopo l’interminabile serie di rilanci l’asta è stata aggiudicata ad un valore più di tre volte superiore: 1.473.000 euro lordi. Ha vinto un distributore francese
che si è diviso con un altro imprenditore italiano altri oggetti sequestrati
allo stesso cinese: 55.000 borse e portafogli Navigare e Basile aggiudicati a 150mila euro circa tasse comprese. Dello stesso imprenditore cinese di Prato
sono state vendute una Bmw e una Ghibli Maserati pagata 5lmila euro dal compratore che se l’è portata a casa.

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