ISVEG - Svendita Sasch, gli incassi volano

ISVEG – Svendita Sasch, gli incassi volano


Prato, 14 maggio 2012 – Quello che un tempo era il magazzino della Sasch a Capalle adesso è un vero e proprio maxinegozio temporaneo. Un «temporary shop». Solo che i denari incassati non finiscono al titolare, ma all’Istituto di vendite giudiziarie. A quasi un mese dall’apertura della svendita fallimentare (la «ricorrenza» cade il 18 maggio) i numeri forniti dall’Isveg sono impressionanti: 600mila euro incassati, oltre centomila capi venduti. Calcolando una ventina di giorni di apertura effettiva, la media è strabiliante: 4.700 capi venduti e 28mila euro incassati al giorno.
«Adesso gli accessi sono più graduali, non c’è più la calca spaventosa dei primi giorni — dice Sergio Scano, direttore dell’Isveg di Prato — E’ tutto più regolare, anche se continuano ad esserci molti clienti».
I numeri ovviamente lo soddisfano: «Sono superiori alle nostre aspettative, che oltretutto erano già ottimistiche. Abbiamo dovuto prendere delle contromisure per affrontare la grande richiesta: l’aggiunta di una quarta cassa per velocizzare le operazioni in uscita e la riduzione dei giorni di apertura a tre alla settimana per permettere il riassortimento degli scaffali».
Il magazzino Sasch di via Einstein 26, a Capalle, è dunque aperto il martedì, giovedì e sabato dalle 10 alle 18. «Ma eviterei — dice Scano — di venire dopo le 15, perché c’è il rischio di non poter entrare. Meglio anticipare».
INFINE una considerazione sui prezzi stracciati dei capi (si va da un euro per gli accessori come orologi, cappellini, orecchini, ombrelli a 15 euro al massimo per piumini e giacche, passando per camicie, maglie, gonne, pantaloni, t-shirt da 2 a 10 euro): «E’ la soluzione migliore per i creditori — conclude Scano — perché se avessimo venduto tutto a stock avremmo incassato un quinto. Certo, sarebbe stato più facile e meno faticoso, ma va bene così, siamo soddisfatti».
In effetti le offerte degli stockisti si aggiravano sugli 80 centesimi a capo per tutto il magazzino (circa 900mila pezzi): in tutto meno di 800mila euro. una cifra che fra poco sarà raggiunta al dettaglio. Con il vantaggio, però, di avere ancora altre centinaia di migliaia di capi da poter vendere: al dettaglio per tutto maggio (e forse anche per giugno, se la richiesta resterà alta), il resto a stock a prezzi inferiori una volta chiusi i battenti di quella che passerà alla storia come la vendita fallimentare più clamorosa d’Italia.
di LUCA BOLDRINI
da www.lanazione.it
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